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Dario Fo, premio Nobel di Letteratura nel 1997

“Il Mondo secondo Fo” Biblioteca della Fenice, 2007 (pagg. 55 e 56)

 “Al mio corpo debbo molto. E’ stato uno strumento di lavoro prezioso, indispensabile. Uno strumento fedele, che non mi ha mai tradito. Anche qui devo ringraziare la sorte che mi ha fatto nascere sano e in un luogo dove ancora si poteva vivere a contatto con la natura e seguirne i richiami.

Nella mia vita non ho mai fatto sport come si intende oggi, nel senso di andare in palestra, di seguire artificiosi allenamenti, di gonfiare spropositatamente i muscoli. I miei sport sono stati quelli che offriva l’ambiente, allora quasi incontaminato, del lago. Dove, come tutti i giovani, nel tempo libero si andava in barca, si nuotava, ci si tuffava, si faceva a cazzotti, si andava sullo slittino quando c’era la neve e ci si arrampicava sugli alberi in primavera… E si correva. Sempre, tanto, a perdifiato. Che fossero sport l’abbiamo saputo poi, per noi era divertimento e gioia. Pura felicità di godere dell’aria, dell’acqua, della terra. L’allegria delle gare con le barche leggere del lago, in coppia a vogare piegando le schiene in sincrono, buttando fuori il fiato allo stesso momento… Un piacere immenso.

“E poi su e giù per le sponde del lago, una bracciata dopo l’altra, per chilometri. Con lo stupore di scoprire che per nuotare bene che conta non è tanto la forza muscolare ma l’armonia, il saper fendere l’acqua in modo ‘rotondo’, senza resisterle, senza forzare nulla. Respirando al momento giusto, in perfetta cadenza con il movimento del braccio e della gamba. Un equilibrio miracoloso che, anni dopo, in teatro, si è rivelato fondamentale per il mestiere dell’attore, quella magica unione di corpo e di parola che per funzionare, sera dopo sera, deve saper ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Un percorso – oggi direbbero un training – che tanti altri hanno fatto nelle scuole, sottoponendosi a estenuanti esercizi esoterici, mentre io invece me lo sono ritrovato bello e pronto grazie a quei fantastici anni sul lago.

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